HomeDREAMFame, malnutrizione, AIDS: l’impegno del programma DREAM
19
Ott
2014
19 - Ott - 2014



 

“No alle speculazioni in nome del dio profitto”: è quanto afferma Papa Francesco nel suo messaggio presentato alla FAO dall’Arcivescovo Travaglino in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Ci troviamo di fronte – ci dice il Papa – ad uno dei paradossi più drammatici del nostro tempo: milioni di persone che non hanno cibo nonostante l’enorme quantità di alimenti sprecati.

I dati parlano chiaro: secondo l’ultimo rapporto FAO 2014 (The State of Food Insecurity in the World), 805 milioni di persone nel mondo non hanno cibo a sufficienza, circa una persona su nove.

La stragrande maggioranza delle persone affamate vive nei paesi in via di sviluppo, dove la prevalenza della denutrizione è stimata essere intorno al 14,3%. Nonostante a livello globale ci sia stata una generale riduzione del numero dei denutriti tra il 1990-92 e il 2012-14 (riduzione del tasso di prevalenza dal 18.7% all’11.3%), esistono ancora troppe differenze tra le varie regioni del mondo. L’Africa sub-sahariana rimane infatti la regione con la più alta prevalenza di denutrizione (circa il 24%, con 214 milioni di malnutriti). In pratica si stima che una persona su quattro sia malnutrita ormai in maniera cronica.

Preoccupante è la situazione dei bambini: 200 milioni di bambini sono malnutriti nel mondo; di questi, 160 milioni si trovano in una condizione di malnutrizione cronica.
Ancora una volta l’Africa detiene il triste primato: il tasso di prevalenza di stunting e di sottopeso, tra i bambini sotto i cinque anni di età, è maggiore del 30%, troppo secondo l’OMS.
La mancanza di cibo comporta ritardi nella crescita con conseguenze spesso irreversibili sullo sviluppo fisico ed intellettivo del bambino oltre a comportare un maggiore rischio di morte e di sviluppare malattie anche gravi, contribuendo a circa il 45% di tutti i decessi a livello mondiale tra i bambini con un’età al di sotto dei cinque anni.

Essere malnutriti amplifica l’effetto di ogni malattia, compreso l’HIV tanto che esiste una sovrapposizione delle regioni colpite dall’HIV con quelle colpite dalla malnutrizione. Tale coincidenza è molto evidente in Africa sub-sahariana, dove la carenza di nutrimento e l’insicurezza alimentare sono realtà quotidiane. L’HIV/AIDS e la crisi alimentare si combinano per formare un circolo vizioso: la malnutrizione abbassa le difese immunitarie e aumenta il rischio e la severità delle infezioni. E’ evidente che una buona nutrizione non guarisce dall’HIV/AIDS, ma rappresenta un aiuto terapeutico essenziale e complementare alle terapie antiretrovirali.
E’ quanto viene sottolineato anche dall’OMS (per approfondire): l’HIV è un infezione globale dell’organismo e necessita di interventi globali; la nutrizione, insieme alla terapia antiretrovirale, deve essere un fattore chiave di questi interventi. In Africa sub-sahariana dovrebbe quindi essere posta una particolare attenzione ai problemi alimentari nei pazienti HIV positivi.

​Il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio, fin dagli inizi, ha voluto associare alla terapia antiretrovirale un sostegno nutrizionale completo per i pazienti che ne hanno bisogno.
Nei suoi 12 anni di attività, DREAM ha consegnato più di 865.000 supplementazioni nutrizionali a pazienti di ogni età, molti dei quali bambini. Ai più piccoli (sieropositivi o esposti al virus) che presentavano segni di grave malnutrizione, sono stati consegnati cibi terapeutici, ad alto contenuto calorico, addizionati con macro e micro-nutrienti.

Inoltre il programma DREAM gestisce tre centri nutrizionali per bambini in età di sviluppo, costruiti dalla Comunità di Sant’Egidio e coordinati ed animati dal lavoro di operatori sanitari di comunità, specializzati nella nutrizione e nella educazione infantile.

 

A Matola, nella periferia di Maputo, più di 800 bambini ricevono giornalmente un pasto completo, oltre 500 a Beira nella regione centrale del Mozambico e più di 800 a Blantyre in Malawi. Cibo e farmaci fanno rientrare nella norma tutti gli indici di sviluppo nutrizionale con grande miglioramento dello stato clinico e della crescita del bambino.

L’associazione cibo e terapia ha dato risultati straordinari e ha salvato la vita di tanti, ma purtroppo sempre più spesso si assiste ad una stanchezza dei donatori che, a causa della crisi economica internazionale, ritengono superfluo finanziare programmi nutrizionali.  Eppure ci troviamo di fronte ad uno scandalo, come ha sottolineato il Papa, precisando che fame e malnutrizione non sono un fatto inevitabile:  ”Fame e denutrizione non possono mai essere considerati un fatto normale al quale abituarsi, quasi si trattasse di parte del sistema” e ha aggiunto “occorre rinnovare i sistemi alimentari per portare in essi il valore della solidarietà con i poveri. Abbiamo bisogno di educarci alla solidarietà”.
Papa Francesco ha quindi sottolineato come sia necessario, soprattutto in questo momento, trovare unità tra le persone e tra le nazioni per superare divisioni e conflitti e soprattutto “per cercare concrete vie d’uscita da una crisi che è globale, ma il cui peso ricade maggiormente sui poveri” e ha concluso dichiarando la disponibilità della Chiesa cattolica nell’accompagnare non solo l’elaborazione, ma anche la concreta attuazione di nuove politiche, consapevole del fatto che “la fede si rende visibile mettendo in pratica il progetto di Dio sulla famiglia umana e sul mondo attraverso quella profonda e reale fraternità che non è esclusiva dei cristiani, ma include tutti i popoli”.
Riscoprire la fraternità dei popoli, “educandoci alla solidarietà”, una proposta che deve toccare i cuori e le coscienze di questo nostro mondo globale ancora troppo affamato che soffre non solo di crisi economica, ma molto per mancanza di solidarietà.

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