In Mozambico un tavolo di lavoro contro il tumore della cervice uterina
Oltre 5.400 nuovi casi ogni anno. A Maputo un tavolo di lavoro riunisce istituzioni, università ed esperti internazionali per migliorare prevenzione, diagnosi e cura del tumore della cervice uterina.
Prevenire, diagnosticare in tempo, curare meglio. Attorno a questi tre verbi si è sviluppato il workshop sul carcinoma della cervice uterina che si è tenuto all’Ospedale Centrale di Maputo, riunendo allo stesso tavolo istituzioni sanitarie, università, ospedali, società civile ed esperti internazionali.
L’incontro è stato organizzato nell’ambito del progetto IN.FOR.MO, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e promosso dal Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio insieme all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, all’Università Eduardo Mondlane, al Ministero della Salute del Mozambico e all’Ospedale Centrale di Maputo. In presenza c’erano rappresentanti delle principali istituzioni sanitarie e accademiche del Paese, insieme a specialisti internazionali di ginecologia oncologica e sanità pubblica; da remoto si sono collegati numerosi professionisti dalle diverse province mozambicane.
L’obiettivo era fare il punto sul programma nazionale di prevenzione e controllo del tumore della cervice uterina e, attraverso un confronto multidisciplinare, mettere a fuoco le criticità e le possibili soluzioni per migliorare la qualità dell’assistenza.
I numeri restituiscono la dimensione della sfida. In Mozambico il carcinoma della cervice uterina è ancora oggi la prima causa di morte oncologica tra le donne, con oltre 5.400 nuovi casi e circa 4.000 decessi ogni anno: uno dei carichi di malattia più elevati dell’intera Africa subsahariana.
I lavori hanno ripercorso l’intero continuum dell’assistenza: dalla prevenzione primaria con la vaccinazione contro l’HPV allo screening, dalla diagnosi precoce fino al trattamento chirurgico, radioterapico e farmacologico. Accanto ai risultati raggiunti dal programma nazionale, sono state presentate le più recenti linee guida internazionali e le innovazioni nel trattamento della malattia, dalle nuove strategie diagnostiche all’immunoterapia, fino alle prospettive aperte dall’intelligenza artificiale. Un confronto che ha messo al centro la qualità delle cure, con l’ambizione di garantire progressivamente anche in Mozambico percorsi assistenziali più efficaci, equi e fondati sulle migliori evidenze scientifiche.
Ampio spazio è stato dedicato agli ostacoli ancora presenti lungo il percorso di cura: la diagnosi tardiva, la perdita delle pazienti al follow-up, la limitata disponibilità di alcuni servizi specialistici e la necessità di rafforzare la rete di riferimento tra i diversi livelli del sistema sanitario.
Il workshop ha confermato il valore della collaborazione tra istituzioni, università, ospedali, ricerca e partner internazionali: un lavoro di rete che resta la condizione essenziale per consolidare i progressi già raggiunti e costruire strategie condivise, capaci di migliorare la prevenzione, la diagnosi e la qualità dell’assistenza per tutte le donne del Mozambico.