HomeDREAMRepubblica di Guinea – La scuola di DREAM a Conakry
01
Nov
2007
01 - Nov - 2007



Sabato 27 ottobre il centro DREAM di Conakry era insolitamente affollato per essere un fine settimana. Tutte le donne e i loro bambini nati nel programma erano stati invitati a un incontro particolare: lezione di cucina. Come preparare il biberon, le pappe, come cominciare lo svezzamento, insomma come curare i propri figli non solo con le medicine ma partendo proprio dall’alimentazione.

L’idea di questa particolare lezione è nata vedendo le cattive condizioni di salute dei bambini. Spesso i piccoli arrivavano al Centro malnutriti, deboli e in preda a febbre o diarrea, soprattutto durante la difficile stagione delle piogge. Prima di tutto si è stabilita una visita settimanale per i bambini risultati in condizioni più preoccupanti, poi si è pensato di aprire uno spazio per aiutare le donne a prendersi cura del proprio bambino in maniera globale.

Nel programma DREAM, infatti, l’alimentazione è parte integrante della terapia. Prima di tutto perché la malnutrizione è un fattore di grave debilitazione fisica che aggrava le condizioni già difficili dei malati. Inoltre rischia di compromettere l’aderenza alle cure. La risposta delle mamme è stata quasi travolgente. I dubbi e le domande espressi in un clima di fiducia, ma soprattutto le risposte date dalle infermiere e dai medici, le hanno aiutate a guardare con fiducia al futuro dei loro figli.

Per continuare questa strategia che parte dal ruolo fondamentale delle donne nella società guineana e anzi la valorizza, sono già previste altre lezioni. E’ necessario infatti che le madri siano in grado di gestire una terapia molto complessa, com’è quella dei bambini, che consiste in sciroppi da prendere in dosi e orari molto precisi. Inoltre, proprio perché l’approccio di DREAM è un approccio olistico si punta a creare nelle famiglie un ambiente salutare e il meno esposto possibile a infezioni di vario genere. Un altro punto importante è quindi la fornitura alle famiglie di filtri per l’acqua: la spiegazione sul loro utilizzo non è secondaria in un paese le cui condizioni igieniche sono precarie.

L’attenzione e l’entusiasmo che hanno accolto la proposta di questa "scuola" ci confermano che la cura dell’AIDS passa soprattutto attraverso l’ascolto dei problemi delle persone che vengono al Centro e attraverso la fiducia che cresce nel rapporto personale.

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