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Editoriale

La via di DREAM alla eradicazione dell’AIDS: vincerlo si può
07
Ott
2010
07 - Ott - 2010



Abbiamo osservato molte volte come il successo di DREAM sia stato da sempre legato alla sua capacità di dimostrare che in Africa, persino negli ambienti più poveri, periferici e inaccessibili, sia possibile praticare una diagnostica di qualità e cure di eccellenza. Oggi è motivo di ulteriore soddisfazione osservare come il programma sia gestito in misura preponderante da una giovane generazione di medici e tecnici africani, di attivisti ed educatori, tutti formati nel corso di 9 anni di serio ed intenso lavoro.

Gli scettici potrebbero però ancora sostenere come i grandi sforzi profusi abbiano appena lambito l’oceano dell’epidemia, certo senza intaccarne la massa e le profondità, dunque senza riuscire a fornire una vera e propria prospettiva di soluzione nella lotta al virus HIV.

Ad esempio gli ultimi dati resi disponibili da UNAIDS (dati al Dicembre 2008), continuano ad evidenziare una oggettiva crescita dei casi di infetti da HIV viventi nel mondo, per il sopravanzare del numero dei nuovi casi di malattia rispetto agli scomparsi per la stessa causa.

Ed è evidente che un pareggio tra decessi e nuovi casi non farebbe che perpetuare per un tempo indefinito la pandemia. La crisi economica e l’assenza di concreti segnali di inversione del trend epidemico non incoraggiano certo donatori, governi e grandi agenzie internazionali e lasciano anzi presagire possibili cedimenti nella rete internazionale di sostegno.

Hanno dunque ragione gli scettici? Dovremo rassegnarci ad una indefinita attesa di un qualche magic bullet prodotto dalla ricerca? Oggi DREAM ha fondati motivi in sostegno di una ben diversa prospettiva.

Anzitutto il fatto che i significativi risultati del programma nel campo della trasmissione materno-infantile della infezione, oggetto di una nutrita serie di pubblicazioni scientifiche su grandi riviste internazionali, sono stati corroborati nel tempo da molti altri analoghi autorevoli studi. E’ ormai da più parti dimostrato che si può praticamente azzerare la trasmissione al nascituro ed al bambino, grazie ai farmaci somministrati in gravidanza e durante l’allattamento.

 L’approccio pioneristico di DREAM ha posto tutte le premesse e ispirato un radicale cambiamento delle linee guida della Organizzazione Mondiale della Sanità sullo specifico tema ed oggi, con grande gioia, assistiamo ad un oggettivo fortissimo avvicinamento delle politiche sanitarie dei singoli paesi africani alla tripla terapia in gravidanza e durante l’allattamento.

L’autorevolezza di DREAM si sostanzia anche nel fatto che paesi come il Kenya, la Repubblica di Guinea, il Malawi ed altri coinvolgono regolarmente esponenti del programma in tavoli di alto livello tecnico politico e decisionale per delineare gli indirizzi di politica sanitaria nei rispettivi contesti.

Questi sforzi condurranno, se adeguatamente sostenuti, ad una prima grande vittoria di lungo termine e cioè all’abbattimento sostanziale delle infezioni nei neonati e nei bambini. Questo obiettivo ha un enorme significato se si pensa che ancora oggi nella sola Africa sub-sahariana ogni anno sono 1,3 milioni le gravidanze di donne infette dall’HIV ed almeno 300,000 i bambini che vengono colpiti dalla malattia.

Esiste tuttavia un secondo “fronte della speranza” su cui siamo attualmente impegnati, un fronte che merita una breve premessa. Nella “genetica” di DREAM, è sempre stata presente l’idea che il trattamento antivirale rappresentasse in sé, con la sua potenzialità di eliminare il virus dal plasma e da tutti i liquidi corporei, la vera ed efficace prevenzione, riducendo in modo drastico l’infettività di chi è colpito dal virus. In estrema sintesi, eliminare quasi totalmente il virus dal corpo della persona infetta significa ridurre in analoga misura la possibilità di questo paziente di contagiare a sua volta altri.

 In questi anni si sono manifestate molte conferme di natura diretta ed indiretta di questa tesi: ad esempio la sostanziale riduzione di infezioni nelle coppie siero discordanti,ovvero laddove solo uno dei due partner è stato contagiato: prima della introduzione dei farmaci antiretrovirali il coniuge sieronegativo contraeva l’infezione dal partner positivo in circa il 20% dei casi. Dopo il 1996 tale quota si riduceva a meno del 3%. Negli Stati Uniti ed in Europa Occidentale il numero dei nuovi casi di malattia è diminuito di oltre 5 volte quando si è proceduto a curare oltre il 95% dei soggetti infettati bisognosi di cure. Al contrario, in Europa orientale, dove i malati in trattamento sono assai meno del 90% il numero dei nuovi casi per anno resta molto alto e la pandemia tende a crescere a grande velocità.

Nel 2009 1 Granich ed altri autori del WHO proponevano un modello matematico in grado di simulare proiezioni nel tempo dei trend epidemici in presenza di un regolare accesso di tutta la popolazione al test rapido per l’infezione e di trattamento esteso a tutti gli infetti. I risultati apparivano molto incoraggianti in termini di riduzione della pandemia e confortano le premesse teoriche di DREAM sulla possibilità di azzerare nel tempo i nuovi casi di malattia.

Prende dunque forma un nuovo sogno, da applicarsi ad un distretto africano standard, di 400,000 abitanti. In questo ambiente, un regolare test di tutta la popolazione e la cura immediata dei sieropositivi consentirà nel giro di 3 anni di “sterilizzare” l’epidemia, azzerando i nuovi casi si malattia. Ulteriori misure da attuare potrebbero rafforzare e stabilizzare nel tempo questo risultato. In particolare la circoncisione maschile si è dimostrata una validissima misura preventiva, capace di ridurre il rischio di trasmissione del 60%. Un distretto sarebbe poi il teatro ideale per attuare, insieme al test sistematico per l’HIV/AIDS, una capillare campagna di educazione sanitaria, con i benefici noti e verificati che abbiamo potuto apprezzare in questi anni. Molte altre misure, come ad esempio la prevenzione della trasmissione materno-infantile, la valutazione e supplementazione nutrizionale, potrebbero avere un impatto molto significativo sia sulla salute di tutti in quell’ambiente che sulla definitiva sconfitta della epidemia.
Insomma. Se ancora molto resta da fare, anche la nostra speranza cresce e trova nuove conferme!

1 Universal voluntary HIV testing with immediate antiretroviral therapy as a strategy for elimination of HIV transmission: a mathematical model Reuben M Granich, Charles F Gilks, Christopher Dye, Kevin M De Cock, Brian G Williams, Lancet 2009

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