HomeDREAMComunità di Sant’Egidio e Famiglia Vincenziana alleati contro la cultura dello scarto e dell’indifferenza
16
Dic
2013
16 - Dic - 2013



All’inizio di Dicembre si è tenuto a Roma un corso di formazione del programma DREAM al quale hanno partecipato le responsabili dei Centri DREAM delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli e rappresentanti del loro personale socio sanitario, provenienti da sei Paesi africani: Mozambico, Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Nigeria, Camerun e Tanzania. Al corso, che si è svolto presso le sale del San Gallicano, sede centrale del Programma, ha partecipato anche una delegazione di religiose provenienti dalla Casa Madre di Parigi in Rue duBac e Padre Robert Maloney,  per tanti anni Superiore Generale dei Padri Vincenziani e amministratore dell’”Accordo di Collaborazione sul programma DREAM” siglato nel 2005 a Parigi tra la Comunità di Sant’Egidio e le Suore Vincenziane.

Il corso ha avuto il suo cardine proprio nella comunione tra la Comunità di Sant’Egidio e la Famiglia Vincenziana. Una comunione nel segno dell’alleanza per i più poveri e tra questi i tanti malati di AIDS in Africa. All’apertura del corso,  Andrea Riccardi ha dato il benvenuto alle delegazioni dei differenti paesi e ha messo in evidenza quanto l’Africa abbia bisogno di alleanze nel nome dei poveri per portare pace e speranza in un continente dove i poveri, e tra questi i malati di AIDS, pagano duramente il prezzo della cultura dello scarto e della globalizzazione dell’indifferenza. La collaborazione tra le Vincenziane e Sant’Egidio a partire dai malati rappresenta, infatti, un paradigma importante. Un modo di essere comunità insieme a partire dai poveri. Un modo di mettere insieme le proprie mani, le  proprie competenze, la propria  spiritualità, la propria umanità, senza confusione, ma senza separazione.In questo senso un paradigma che si realizza a partire dai poveri, comunicando il dono della vita.

Il corso ha affrontato le tante sfide per il futuro della cura dei malati africani affetti da HIV/AIDS. Migliori protocolli per una prevenzione sempre più efficace della trasmissione della malattia da madre a bambino, la necessità  di fidelizzare sempre di più i  malati perché facciano bene la cura contro il virus dell’HIV e contro la Tubercolosi, malattia sempre più diffusa in Africa e con esiti troppo spesso letali.

Nelle giornate di corso si è anche affrontato il tema dell’organizzazione dei centri di cura  e dei laboratori, dell’utilizzo della  telemedicina, della prevenzione delle  malattie cardiovascolari e dei tumori, così come si sono approfonditi aspetti pratici come l’utilizzo dei sistemi di energia solare nei centri situati in aree rurali o quello dell’utilizzo dei programmi informatici per la gestione dei malati, per permettere di seguirli sempre meglio.

Durante il corso, si sono svolte anche visite ad alcuni servizi della Comunità di Sant’Egidio presenti in luoghi vicini: la mensa per i poveri, la casa per i malati, la casa degli anziani, la mostra d’arte degli Amici.

Le conclusioni del corso sono state presentate dalla Superiora Generale delle Figlie della Carità, Suor Evelyne Franc,  venuta da Parigi, che oltre a ringraziare la Comunità di Sant’Egidio per la generosa collaborazione con le suore nei differenti paesi, ha messo a fuoco due punti fondamentali: la necessità  di rispettare i malati offrendo il meglio per loro insieme ad un impegno professionale continuo che trovi la sua gratificazione proprio in un lavoro a favore dei poveri. 

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