A Bangui si chiude “Salute e Pace”, il progetto del Programma DREAM per l’accesso equo alle cure di base in Repubblica Centrafricana
Cure gratuite, formazione e un servizio per l’epilessia che oggi segue quasi 2.000 persone
Si conclude a Bangui il progetto Salute e Pace del Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio: nove mesi di cure gratuite, formazione del personale e vaccinazioni porta a porta per donne, bambini e malati cronici, in uno dei Paesi più poveri del mondo.
Ogni mattina, nella sala d’attesa del Pavillon DREAM dell’Ospedale Universitario di Bangui, si ritrovano quasi cento persone, per lo più bambini accompagnati dalle loro famiglie, venuti per i controlli e per ritirare le medicine. Le assistenti psico-sociali li accolgono, li orientano e dedicano del tempo a spiegare come conservare i farmaci, come alimentarsi e come riconoscere i primi segni di una crisi. Ma il momento più atteso è quello in cui prendono la parola i pazienti stessi, che raccontano gli anni di isolamento e di vergogna. Per chi arriva per la prima volta, niente è più convincente che ascoltare qualcuno che sta bene da anni.
Siamo in Repubblica Centrafricana, 5,7 milioni di abitanti, dove secondo la Banca Mondiale più di sei persone su dieci vivono in povertà estrema e la speranza di vita supera di poco i 57 anni. Curarsi significa fare i conti con distanza e denaro: un mese di insulina costa in media 15 euro, in famiglie che vivono con circa 100 euro al mese, e per una donna incinta anche otto chilometri possono bastare a rinunciare a una visita.
Il progetto ha garantito alle persone più vulnerabili un accesso equo alle cure di base. Alla Clinique DREAM e al Pavillon visite, esami e farmaci sono gratuiti (“Ici tout est gratuit”, si legge sui muri), ma la gratuità da sola non basta: chi salta un appuntamento viene richiamato. La Clinique segue circa cinquecento gravidanze al mese (di queste almeno il 10% sono gravidanze a rischio) e oltre millecinquecento persone con diabete, ipertensione, HIV e altre malattie croniche. La salute materno-infantile e la prevenzione di molte patologie, anche attraverso educazione e sensibilizzazione, sono tra gli elementi di coinvolgimento e partecipazione di molte donne.
Il segno più visibile è l’epilessia. Il Pavillon prende in carico circa cinquanta nuovi pazienti al mese, anche da zone lontane come la zona della città di Mbaiki, a centinaia di chilometri. Oggi i pazienti seguiti sono arrivati a 2.000 e in oltre il 75% dei pazienti c’è la remissione totale delle crisi. Dove per anni si è pensato a stregoneria e malefici, ora l’epilessia è una malattia che si cura: i bambini tornano a scuola, gli adulti al lavoro.
Perché tutto questo duri, il progetto ha investito nella formazione. Ad aprile e settembre due settimane intense di formazione in neurologia ed epilessia hanno riunito medici e operatori di tutta Bangui, con docenti italiani che hanno insegnato gratuitamente. A Ouango l’équipe ha vaccinato i bambini casa per casa, senza fermarsi nemmeno durante l’epidemia di colera, anzi gli operatori hanno potuto, grazie a questa attività, sensibilizzare molte donne alle pratiche di prevenzione dell’infezione.
Il progetto si chiude, ma restano un centro specializzato dentro l’ospedale pubblico, decine di operatori formati, un metodo di vaccinazione che le istituzioni centrafricane possono fare proprio e persone che oggi hanno una diagnosi, una terapia e un posto dove tornare. Perché a Bangui, come ha ricordato il ministro della Salute Pierre Somse all’inaugurazione del Pavillon, l’accoglienza fa parte della cura.






