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Chiesa e AIDS: seconda a nessuno
19
Mar
2010
19 - Mar - 2010



da "Il Regno attualità" n.20, 2009, p.714 : http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=50075

L’AIDS è una pandemia, che insieme alla malaria e alla tubercolosi sta decimando la popolazione africana e danneggiando fortemente la sua vita economica e sociale», afferma la proposizione n. 51. Il Sinodo ha infatti dato ampio spazio al problema della salute in Africa, che è aggravato laddove coesiste con la povertà e con la guerra. Tuttavia non si tratta di un semplice problema «medico-farmaceutico», ma «di sviluppo integrale
e di giustizia». Ma occorre anche dire – come afferma con una punta d’orgoglio il Messaggio al n. 31 – che «la Chiesa non è seconda a nessuno nella lotta contro l’HIV/AIDS e nella cura delle persone infette e contagiate da esso». Il concetto è stato ribadito in un convegno che si è svolto a Roma nei giorni del Sinodo (14-16.10), presso la Pontificia università della santa croce promosso da Caritas internationalis e l’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede, assieme al Pontificio consiglio per la pastorale della salute, il Programma ONU per l’AIDS (UNAIDS), la Commissione congiunta per la salute dell’Unione dei superiori generali e l’Ospedale «Bambino Gesù». L’occasione è stata data dal 20° della Convenzione sui diritti dell’infanzi (20.11.1989) – alla quale la Santa Sede diede uno dei primi appoggi – che mette in questione il diritto a un trattamento precoce per i bambini che vivono con l’HIV o con una coinfezione tra HIV e tubercolosi (TBC). Riportiamo di seguito ampi stralci del documento che, in seguito al convegno, Caritas internationalis – nella persona del presidente della sua delegazione di Ginevra, Robert Vitillo – ha indirizzato al Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia.

[La Convenzione dei diritti dell’infanzia] stabilisce che gli stati membri debbano prendere misure appropriate per assicurare l’erogazione della necessaria assistenza medica  e di servizi sanitari a tutti i bambini (…). Tuttavia, mentre il 30% degli adulti affetti da HIV ha accesso ai trattamenti, solo il 15% dei bambini che necessitano farmaci antiretrovirali (ARV) possono permettersi di far fronte al loro costo.
Ogni giorno questo causa la morte di più di 800 bambini che non hanno ancora compiuto il 15° anno d’età. Senza la possibilità di accedere a questi farmaci che salvano la  vita e la prolungano, almeno il 50% dei bambini con HIV muore prima del secondo compleanno. 1
Questa stessa preoccupazione per la vita e il futuro dei bambini (…) ha portato Caritas internationalis e l’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede a organizzare  una conferenza e una sessione formativa all’azione di advocacy nei confronti di questo urgente tema. (…)

Obiettivo dei due eventi era:
1. Informare i principali interessati tra i dirigenti dei servizi per la salute, lo sviluppo, l’educazione e la pastorale che fanno riferimento alla Chiesa cattolica della necessità urgente di espandere l’accesso ai test e ai trattamenti per i bambini affetti da HIV e da tubercolosi e promuovere un più ampio ricorso a mezzi semplici, efficienti e convenienti per prevenire la trasmissione materno-infantile dell’HIV.
2. Incoraggiare un più ampio parternariato tra le organizzazioni intergovernative, i governi e le organizzazioni religiose per raggiungere un più alto numero tra le donne e i bambini che hanno più bisogno di tali cure.
3. Promuovere una più stretta solidarietà tra le organizzazioni religiose dei paesi industrializzati e dei paesi in via di sviluppo gravati da alti tassi di HIV e TBC, in modo da indirizzare tali cure alle popolazioni più vulnerabili e bisognose.

Anticipando i temi dell’incontro, il neo-eletto presidente del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, sua eccellenza reverendissima mons. Zygmunt Zimowsky, scriveva il 14 luglio: «Il Pontificio consiglio è felice di essere co-finanziatore della conferenza perché siamo consapevoli della reale importanza e urgenza
delle questioni che essa intende trattare, dal momento che essa vuole salvare vite e alleviare le sofferenze di milioni di bambini innocenti e delle madri che li assistono».
Salutando i partecipanti al convegno, Miguel H. Diaz, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, ha riconosciuto «il ruolo cruciale giocato dalla Chiesa cattolica attraverso organizzazioni come la Caritas, la Comunità di Sant’Egidio e altri nella lotta contro l’HIV/AIDS». Infatti, «dal Lesotho al Sudafrica, Kenya e Senegal, – ha continuato – le organizzazioni cattoliche si prendono cura degli orfani a motivo dell’AIDS, amministrano farmaci salva-vita e forniscono educazione alla prevenzione dell’HIV. Il loro lavoro integra gli sforzi dei governi e delle altre organizzazioni. Mentre le Nazioni Unite sono il maggiore fornitore di aiuti a livello mondiale, la Chiesa è la più grande organizzazione dispensatrice di aiuti. Pertanto, la nostra collaborazione è realmente importante».

Michel Sidibé, direttore esecutivo di UNAIDS, ha elogiato gli «sforzi della campagna di Caritas internationalis “HAART for Children” che ha fatto pressione sui governi e le compagnie farmaceutiche perché sviluppino una terapia antiretrovirale particolarmente efficace sui bambini e perché la prevenzione della trasmissione materno-infantile in Africa venga portata avanti su ampia scala». Ha espresso un particolare apprezzamento per la «posizione rigorosa della Chiesa sulla necessità della giustizia sociale (…) e sull’intrinseca dignità delle persone, [che] ci ispira come un imperativo morale a batterci perché vi sia un accesso universale alla prevenzione più ampia, al trattamento, alla cura e al sostegno per l’HIV» (…).
Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), dell’UNAIDS e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) del governo degli Stati Uniti hanno compiuto una panoramica sul tragico impatto che le pandemie dell’HIV e della tubercolosi provocano causando la morte prematura di innumerevoli bambini ogni anno (…).
I volontari impegnati in programmi di aiuto promossi da organizzazioni religiose in Africa e Asia, hanno tuttavia raccontato le tragiche vicende di bambini in fin di vita che non hanno potuto trarre beneficio dai farmaci a motivo di una diagnosi tardiva. Hanno chiesto test più accessibili e a bassa tecnologia che permettano una diagnosi più accurata delle infezioni da HIV e TBC nei bambini molto piccoli e una più ampia selezione di farmaci a basso costo in modo tale da poter trattare un più ampio numero di bambini (…).
[Ai] partecipanti alla sessione di formazione (…) è stato ricordato il bisogno di affrontare queste sfide attraverso forme di collaborazione in modo da esprimere una voce forte e convincente come quella degli attivisti d’ispirazione cattolica, i quali portano con sé un bagaglio di esperienza e impegno che va dai corridoi del potere internazionale fino alle umili comunità della società civile a cui essi si dedicano.

Robert Vitillo

1 – I dati sono tratti da UNITED NATIONS ECONOMIC AND SOCIAL COUNCIL,
Report of the Executive Director to the Joint United Nations Programme
on HIV/AIDS, Substantive Session of 2009, Geneva 6-31.7.2009,
E/2009/70.

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