HomeDREAMI bambini «stregoni» di Kinshasa. La storia di Angela del centro DREAM della Comunità di Sant’Egidio
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Mag
2013
05 - Mag - 2013



Sono almeno 30 mila gli «enfant sorciers», i minori maledetti della megalopoli congolese Il clan li allontana: sono considerati causa di calamità familiari. Vittime di povertà e superstizione

Da l’Eco di Bergamo del 6 maggio 2013 . Dall'inviato Elena Catalfamo – Kinshasa (Rep. Dem. Del Congo)

Angela (nome di fantasia) ha 8 anni ed è sieropositiva. Ma non è per questo che il suo clan la considera una bambina maledetta. La sua «colpa» più grave è che sta bene. E che lei è sopravvissuta ai suoi genitori, morti a distanza di sei mesi l’uno dall’altra, falcidiati dall’Aids. Capelli arrotolati nelle treccine, un vestitino verde sgargiante, Angela è di casa al centro Dream della Comunità di Sant’Egidio sorto alla periferia di Kinshasa I medici e gli infermieri del programma nato per curare l’Aids con i farmaci antiretrovirali in una decina di Paesi africani la abbracciano e la considerano ormai una loro figlia adottiva. Vive con loro e le vicine suore diocesane congolesi da due anni, da quando il centro Dream è sorto nella megalopoli di 12 milioni di abitanti della Repubblica democratica del Congo.

Angela infatti fa parte della schiera di almeno 30 mila (ma alcune stime ne valutano più del doppio) di «enfant sorciers», i bambini stregoni che popolano le periferie della capitale. Sono bambini considerati maledetti e per questo allontanati da casa: su di loro ricade da parte del clan la colpa di qualche calamità capitata alla famiglia. I genitori di Angela sono morti a distanza di sei mesi l’uno dall’altra a pochi anni dalla nascita della bimba: con ogni probabilità entrambi avevano contratto l’Aids e, privi di accesso a cure adeguate, sono morti per un virus che colpisce alme- no il 3% della popolazione congolese.

La maledizione di Angela è quella di essergli sopravvissuta, quasi di aver spremuto loro lavita per salvare la sua. «Avevamo da poco aperto il centro Dream a Kinshasa – racconta Stefano Capparucci, supervisore del centro Dream della Comunità di Sant’Egidio in Congo – quando una mattina Angela è arrivata in fin di vita accompagnata da una sorella maggiore, quindicenne. Il test Hiv è risultato positivo. Angela e la sua famiglia non avevano i soldi per il contributo minimo alla trasfusioni: ci raccontarono che da pochi giorni avevano perso la madre e stavano cercando di racimolare qualcosa per darle sepoltura. Sei mesi prima avevano perso il padre, entrambi per cause sconosciute. Per noi era chiaro che i due genitori avevano con ogni probabilità contratto il virus Hiv e, non diagnosticato, erano morti di Aids.

Somministrammo le prime cure in day hospital ad Angela e quando ci sembrò che stesse meglio la affidammo nuovamente alla sorella». «Durante un giro di visite spiega Capparucci – abbiamo rivisto Angela sola per strada, completamente abbandonata e denutrita. È allora che ci hanno spiegato dei bambini stregoni: su di loro ricadono le colpe delle sventure famigliari. Essendo i più deboli pagano per i loro parenti e vengono allontanati per esorcizzare i dispiaceri e le malattie. È così che Angela è stata accolta dalle suore diocesane congolesi e noi l’abbiamo curata con i farmaci antiretrovirali. Oggi è una bambina piena di vita e, con il tempo, stando vicini ai fratelli e alla sorella, siamo riusciti anche a reinserirla parzialmente nella famiglia La superstizione purtroppo è alimentata dalla povertà delle persone». Il progetto Dream (l’acronimo sta per Drug Resource Enhancement against Aids and Malnutrition) è un sogno per l’Africa realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a partire dal 2002. Sono ad oggi 38 i centri che praticano il test dell’Hiv e somministrano le cure di farmaci antiretrovirali in centri specializzati degni delle migliori cliniche italiane.

«Partiamo da questo principio – spiega Stefano Capparucci, in questi giorni a Kinshasa con Cristina Moscatelli, medico e volontario della Comunità di Sant’Egidio, tutti abbiamo diritto alle stesse cure. È per questo che i centri Dream offrono le stesse possibilità di cura e di contrasto dell’Aids che potrebbe avere un italiano o un tedesco nel loro Paese». I centri Dream, completamente gratuiti per la popolazione, sono presenti in 10 Paesi africani, e hanno aiutato in questi anni un milione di persone, ne hanno assistite almeno 202.600 di cui 34.500 minori (under 15 anni).  Sono 20.020 i bambini nati sani grazie ai programmi di prevenzione. Al centro congolese ha somministrato il test a 3.765, di cui 747 sono risultati sieropositivi. Ogni paziente costa all’incirca 500 dollari all’anno e le spese vengono coperte da numerosi sponsor tra cui Assicurazioni Generali, Bambini del Danubio onlus e Coopi.

Il centro Dream sorge in una zona all’estrema periferia di Kinshasa dopo la nascita della struttura, sono cresciute nuove casupole e l’area si sta popolando anche se mancano i servizi di base: acqua ed elettricità. Proprio la Comunità di Sant’Egidio ha provveduto alla costruzione di un pozzo per le famiglie della zona Le strade sterrate, nei periodi delle grandi piogge equatoriali, si riempiono di pozzanghere e diventano impraticabili. Gli accumuli d’acqua poi favoriscono il proliferare delle zanzare, portatrici della malaria. Una malattia che, a queste latitudini, miete ancora più vittime dell’Aids, favorita da corpi malnutriti. Sempre la Comunità di Sant’Egidio ha anche un programma indirizzato alla malnutrizione con cui fornisce pacchi alimentari con riso, farina di mais, olio di palma e zucchero per i bambini e le famiglie (circa 175 persone ogni mese).  

In Repubblica democratica del Congo, l’83% della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà e la speranza di vita è al di sotto di 50 anni: facile con questi numeri immaginare che la povertà alimenti antiche superstizioni che gli «enfant sorciers» pagano per tutti. Ma va anche detto che il 44,4% della popolazione è al di sotto dei 15 anni e che quindi la percentuale dei bimbi stregoni e di strada è piuttosto limitata sul numero complessivo dei minori presenti nel Paese. Il Congo poi è un Paese largamente cattolico anche se le sette proliferano sempre più soprattutto nei sobborghi della capitale. La presenza del clan e della famiglia aiuta alla stabilità dei rapporti e i bambini non mancano certo in generale dell’affetto dei genitori: i piccoli stanno sempre sulle spalle della mamma e la accompagnano in ogni gesto della giornata. La vera battaglia, che la Comunità di Sant’Egidio combatte anche sul piano politico da anni, è quella alla lotta alla povertà.

 

 

 

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