HomeDREAMObiettivo fame zero: una sfida per il Malawi
20
Ott
2015
20 - Ott - 2015



L’intervento della Comunità di Sant’Egidio contro la malnutrizione

DSCF5811Si è celebrata il 16 ottobre la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, il cui tema è stato “Protezione sociale e agricoltura per spezzare il ciclo della povertà rurale”.

La protezione sociale è stata scelta per sottolinearne l’importanza nel ridurre la povertà rurale e nell’assicurare l’accesso al cibo o ai mezzi per acquistarlo. Può essere definita come una gamma di soluzioni, spesso combinate fra di loro, quali le opportunità di lavoro, la fornitura di cibo, denaro e servizi, che mirano a sostenere le persone vulnerabili e aiutare i poveri della società ad uscire dalla fame e dalla povertà.

La cerimonia ufficiale del 36° World Dood Day si è svolta presso Expo Milano 2015, alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

È stato lo stesso Ban Ki-moon a lanciare nel 2012, durante la Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20,  la Sfida Fame Zero, che offre la visione di un mondo libero dalla fame, dove è possibile allo stesso tempo andare incontro alla crescente domanda di cibo e affrontare le nuove sfide ambientali. Come ha detto lo stesso Segretario, la fame può essere eliminata nell’arco della nostra vita.

La sfida fame zero significa:

  1.  Zero bambini con deficit di sviluppo sotto i due anni
  2.  100% accesso a cibo adeguato, sempre
  3.  Tutti i sistemi alimentari sostenibili
  4.  100% aumento della produttività e del reddito dei piccoli contadini
  5.  Zero perdite o sprechi di cibo

Tale obiettivo “Zero Hunger” fa parte dei 17 obiettivi globali che ci si prefigge di raggiungere entro il 2030.

zerohunger-snapshot-itGli Obiettivi sono tra loro interconnessi: la fame e la malnutrizione non possono essere eliminate senza che vi siano progressi anche negli altri punti. L’Obiettivo Globale 2 recita: “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e una migliore nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.

Secondo il rapporto The State of Food Insecurity in the World 2015  (PDF) , sono 795 milioni le persone che soffrono la fame oggi, 167 milioni in meno rispetto a dieci anni fa.

Tuttavia tale progresso non si è verificato nello stesso modo in tutti i paesi del mondo. In Africa la progressione è stata troppo lenta e non si è raggiunto il Millennium Development Goals 1c: dimezzare tra il 1990 e il 2015 la percentuale di persone che soffrono la fame.

DSCF6456Nella regione dell’ Africa sub-sahariana, si stima che una persona su quattro soffra la fame, circa il 23,2% della popolazione, che corrisponde a circa 220 milioni di persone, rappresentando la più alta prevalenza di denutrizione per qualsiasi regione. La lentezza dei progressi compiuti per combattere la fame nel corso degli anni è particolarmente preoccupante. Questo ritmo rallentato riflette la presenza di fattori quali l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, la siccità e l’instabilità politica di cui molti paesi soffrono.

Per avere sicurezza alimentare sono necessarie infatti condizioni politiche stabili e una crescita economica, accompagnate da politiche di protezione sociale mirate a gruppi di popolazione più vulnerabili, oltre ad assicurare l’accesso all’acqua e a cibo, di qualità migliore, migliorando le condizioni igieniche. In molti paesi che non sono riusciti a raggiungere gli obiettivi, catastrofi naturali e causate dall’uomo o l’instabilità politica hanno portato a crisi prolungate con aumento della vulnerabilità e l’insicurezza alimentare di gran parte della popolazione.

Prendiamo ad esempio un piccolo Paese dell’Africa sub-sahariana, il Malawi, che purtroppo in questi giorni sta facendo parlare di sé non per fatti positivi: secondo la World Bank , il Malawi è infatti il paese più povero al mondo, con il più basso PIL pro-capite. Dal rapporto sulla sicurezza alimentare sopra citato, si stima che questo piccolo paese (si estende per circa 118 mila km) conti 3,6 milioni di denutriti nel triennio 2014-16 (il 20,7% della popolazione totale), con un aumento rispetto al triennio precedente.

Il Malawi sta affrontando la peggiore siccità e la conseguente crisi alimentare dell’ultimo decennio (rapporto UNICEF ottobre 2015 ). Si teme nei prossimi mesi un aumento dei malnutriti, soprattutto tra i bambini con meno di 5 anni, in un paese in cui quasi la metà dei bambini è già malnutrita. Inoltre nel mese di gennaio il paese ha sperimentato la peggiore inondazione della sua storia, seguita da lunghi periodi di siccità.

DSCN1507Per la prima volta in nove anni, il Malawi ha vissuto un deficit di mais del 30%, rendendo 2,8 milioni di persone (15% della popolazione) a rischio fame in 25 distretti del Paese. Il mais è l’alimento base, cardine della dieta del Malawi. Questo dato è destinato ad aumentare. Ottobre è infatti il mese più caldo in Malawi ed è la stagione in cui si comincia a guardare il cielo in attesa delle prime piogge. In questi giorni si attende la stagione delle piogge con grande preoccupazione e soprattutto senza le risorse necessarie per arrivare al prossimo raccolto. Inoltre lo scarso raccolto dello scorso anno e l’assenza di scorte, non garantisce cibo per tutti nei prossimi mesi. Da sempre i mesi che vanno da dicembre a marzo, sono detti “la stagione della fame” perché si assottigliano le scorte di cibo nell’attesa della nuova mietitura, ma quest’anno la gente si prepara ad affrontare un periodo davvero nero che potrebbe avere tragiche conseguenze per un paese che non riesce a risollevarsi da una situazione cronica di povertà e mancanza di cibo. Il prezzo della farina di Mais, con la quale si prepara la pietanza base, la nsima, ha già raggiunto i 5700 MWK per sacco (circa 10 dollari) il 40% in più del prezzo di ottobre 2014, e si prevede, in base all’andamento del mercato degli scorsi anni, che all’inizio del 2016 possa raggiungere i 15 dollari. Nel distretto di Chikwawa, nel sud, si sono già registrati 45 decessi di bambini causati dalla malnutrizione. Negli ospedali scarseggiano le medicine.

Già a febbraio la Comunità di Sant’Egidio ha portato aiuti alimentari alle zone colpite dall’alluvione.

aiuti-malawi-febbraio-2015-03Gli aiuti distribuiti hanno interessato più di 5000 famiglie nelle zone di Mangochi, Balaka, Zomba, Phalombe, Thyolo e Blantyre. Qui la Comunità conta circa 6000 membri, ma la “famiglia” di Sant’Egidio comprende anche 1000 anziani e 11000 bambini della scuola della pace.

Ma il paese sta a cuore alla Comunità di Sant’Egidio anche per la presenza di 13 Centri DREAM con circa 70 mila persone assistite fin dal suo inizio, di cui circa 15 mila minori di 15 anni. Da sempre DREAM ha voluto dare gratuitamente ai propri pazienti oltre alla terapia antiretrovirale, l’integrazione alimentare.

Inoltre a Machinjiri è stato aperto nel 2010 un Centro nutrizionale che ospita ogni giorno circa 1000 bambini. Oltre a ricevere un pasto nutriente, i piccoli malawiani possono fermarsi tutta la giornata nei locali del centro per giocare e per svolgere attività educative. Dal 2012 è presente anche un asilo per 30 bambini in età pre-scolare.

È molto, ma non basta. Sono necessari programmi pianificati e a lunga scadenza per creare l’autosufficienza alimentare ma l’emergenza è oggi ed il Malawi non  può aspettare oltre, se non al caro prezzo di vedere tanti innocenti morire per fame.

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