Kenya: al via “Beyond Siloed Care”, un nuovo progetto DREAM sostenuto dalla Cooperazione Italiana
È partito in Kenya “Beyond Siloed Care: rafforzare l’integrazione dei servizi HIV, TB e NCD per persone con HIV nel sistema sanitario comunitario e locale“, il nuovo progetto del programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), nell’ambito del 5% del contributo italiano al Fondo Globale.
Per l’avvio delle attività una delegazione di tre rappresentanti dell’AICS, della sede centrale di Roma e dell’ufficio di Nairobi ha trascorso alcuni giorni nel Paese. Ha visitato i centri di Chaaria e Aina nella contea di Meru, Chiakariga nella contea di Tharaka-Nithi e Nairobi. In ogni centro la delegazione ha fatto il giro del laboratorio e della clinica, ha incontrato le autorità sanitarie locali e ha ascoltato la presentazione delle attività.
Il nuovo progetto si innesta su una presenza lunga vent’anni. DREAM è arrivato in Kenya nel dicembre 2005 e negli anni la rete si è allargata nel Paese, dalle aree rurali a quelle urbane, con laboratori di biologia molecolare che permettono diagnosi e monitoraggio sul posto. È in questa esperienza, e nel rapporto costruito con le autorità sanitarie locali, che affonda le radici “Beyond Siloed Care”.
Il Kenya ha fatto passi avanti importanti contro l’HIV: secondo i dati del Ministero della Salute keniano, oggi il 96% delle persone che convivono con il virus conosce il proprio stato e la grande maggioranza è in terapia. Ma proprio questo successo ha cambiato la natura del problema. Chi è in cura vive più a lungo, e invecchiando si ammala anche d’altro: diabete, ipertensione, malattie del cuore. A questo si aggiunge la tubercolosi, che resta la prima causa di morte tra le persone immunodepresse: quasi un quarto di chi riceve una diagnosi di TB è co-infetto da HIV.
Il risultato è che una stessa persona ha bisogno di tre cure diverse. Il problema è che, nella pratica, sono tre percorsi separati: sportelli diversi, giorni diversi, a volte strutture diverse. Per chi vive in un’area rurale, dove arrivare al centro di salute può richiedere ore di cammino, questo significa scegliere quale malattia curare. E spesso, alla fine, significa interrompere le cure.
Le più esposte sono le adolescenti e le giovani donne, che concentrano una quota di nuove infezioni molto superiore al loro peso sulla popolazione, insieme agli anziani, alle persone con disabilità e alle vittime di violenza di genere.
È da qui che nasce “Beyond Siloed Care”. Il progetto dura tre anni e lavora nelle contee di Nairobi, Meru e Tharaka-Nithi su due fronti, perché il percorso di cura si interrompe in due punti diversi.
Il primo è la comunità. Verranno formati operatori sanitari di comunità, create piattaforme di consultazione con i leader locali e realizzate campagne sanitarie che nascono dalle comunità stesse. L’obiettivo è che le persone arrivino al centro di salute, e che chi smette di curarsi venga ritrovato.
Il secondo sono i centri. Qui si lavora sulla formazione del personale, con un’attenzione particolare alla disabilità e al genere, sul rafforzamento della capacità diagnostica e sull’introduzione di modelli “one-stop shop”, in cui HIV, tubercolosi e malattie croniche si affrontano in un unico percorso, nello stesso luogo e nello stesso giorno. È previsto anche un lavoro di ricerca, condotto dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, per produrre evidenze sui modelli di servizi integrati e condividerle con le autorità sanitarie locali.
La posizione strategica dei centri, la qualità dei servizi anche nelle sedi più remote, l’alto livello di informatizzazione e la possibilità di eseguire regolarmente il monitoraggio di laboratorio sono tra gli aspetti che la delegazione ha apprezzato, insieme all’innovazione introdotta con la telemedicina e la diagnostica avanzata. Molto apprezzato anche il radicamento nel Paese e l’integrazione con i servizi sanitari pubblici. In questo senso sono stati particolarmente proficui gli incontri tra la delegazione italiana, i rappresentanti di DREAM Kenya Trust e di DREAM Sant’Egidio e le autorità sanitarie delle contee di Meru e Tharaka-Nithi, nei quali si è ribadita la volontà di continuare a cooperare e a condividere esperienze.
Di grande valore è stata infine la testimonianza dei pazienti, che hanno raccontato alla delegazione come la loro vita sia cambiata dopo l’incontro con DREAM. Perché il centro non è solo il luogo dove si riceve una prestazione sanitaria, ma un punto di riferimento per la comunità.
Da qui nasce il desiderio di restituire quanto ricevuto, e da qui nascono esperienze come quella degli expert clients: persone assistite da DREAM in passato che oggi mettono la propria esperienza a disposizione degli altri pazienti. Un modo per restituire alla comunità quello che si è ricevuto.
Il progetto “Beyond Siloed Care: rafforzare l’integrazione dei servizi HIV, TB e NCD per persone con HIV nel sistema sanitario comunitario e locale” (AID 012596/03/5) è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), nell’ambito del 5% del contributo italiano al Fondo Globale. È realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio ACAP APS con DREAM Kenya Trust e l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.






