Una campagna HPV per le donne del Malawi, nei villaggi di Blantyre
Nei villaggi del distretto di Blantyre, in Malawi, per giorni un furgone con gli altoparlanti ha attraversato le strade sterrate invitando le donne a partecipare a una campagna di prevenzione contro il tumore alla cervice uterina.
Era una delle attività del progetto Women Care, realizzato dal Programma DREAM con il sostegno della Fondation Assistance Internationale (FAI), nato per rafforzare la prevenzione e i servizi di screening dell’HPV e dell’HIV nelle aree più vulnerabili del paese.
Lo staff DREAM ha raggiunto le comunità di Kapeni, Namikoko e Makata, tre zone dove i servizi di screening sono ancora limitati e dove molte donne non hanno accesso a controlli regolari o a diagnosi precoci.
Il Malawi ha il più alto tasso di mortalità al mondo per cancro alla cervice uterina: 51,5 decessi ogni 100.000 donne all’anno, un dato sette volte superiore alla media globale. Ogni anno più di 2.300 donne malawiane muoiono per una malattia che, nella maggior parte dei casi, potrebbe essere prevenuta o curata se diagnosticata in tempo.
La causa principale è l’infezione da HPV, il Papilloma Virus umano, che nel paese ha una diffusione molto elevata tra le donne in età fertile. A rendere la situazione ancora più complessa è anche l’alta prevalenza dell’HIV: le donne sieropositive sono infatti molto più vulnerabili allo sviluppo del tumore invasivo della cervice uterina.
Le giornate della campagna seguivano tutte lo stesso ritmo. Prima dell’arrivo dello staff, lettere e comunicazioni erano state distribuite ai leader comunitari per informare i villaggi e invitare le donne a partecipare.
Al mattino si iniziava con le sessioni di educazione sanitaria. Sedute in cerchio, le donne ascoltavano spiegazioni su cosa sia l’HPV, su come si trasmetta e sul perché uno screening precoce possa salvare la vita. Si parlava anche di HIV, di prevenzione e di accesso ai servizi sanitari. Era un momento di dialogo aperto, in cui emergevano dubbi, paure e molte domande rimaste a lungo senza risposta.
Molte donne arrivavano agli incontri senza aver mai sentito parlare del legame tra HPV e tumore alla cervice uterina. Per molte di loro era la prima occasione per confrontarsi direttamente con personale sanitario formato e per accedere gratuitamente a uno screening.
Nel pomeriggio si passava ai test. Le infermiere raccoglievano i campioni direttamente sul posto, evitando alle donne lunghi spostamenti verso i centri sanitari. Per raggiungere anche i villaggi più lontani, il team ha utilizzato una campagna mobile di sensibilizzazione: un furgone attraversava le comunità diffondendo messaggi di prevenzione attraverso il megafono e invitando le donne a partecipare.
In totale, la campagna ha raggiunto oltre 2.000 persone. Centinaia di donne hanno potuto effettuare il test HPV, una metodologia molecolare innovativa che permette diagnosi più accurate e meno invasive rispetto ai sistemi tradizionali.
Accanto allo screening, la campagna ha promosso anche la vaccinazione delle più giovani. Presso la scuola primaria di Chisenjere, 50 ragazze hanno ricevuto la prima dose del vaccino HPV, mentre insegnanti e famiglie hanno partecipato agli incontri di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione.
Women Care è un progetto quadriennale attivo nei distretti di Blantyre, Balaka e Dowa. L’obiettivo è costruire un modello di prevenzione e diagnosi precoce replicabile in altre aree del Malawi, rafforzando i servizi sanitari locali e rendendo accessibili strumenti diagnostici innovativi anche nelle comunità più periferiche.
In Malawi, dove il tumore alla cervice uterina continua a colpire migliaia di donne ogni anno, portare uno screening in un villaggio significa spesso offrire un’occasione che prima non esisteva: scoprire la malattia in tempo, curarla, evitarla. È da qui che passa oggi la possibilità concreta di salvare vite.
Il progetto Women Care è realizzato dal Programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con Peace and Development Trust e il Malawi National Cervical Cancer Desk, con il sostegno della Fondation Assistance Internationale (FAI).